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Premi play, respira a fondo e lasciati trasportare tra bistrot, passi lenti e atmosfere d’autunno.
Cari Spiriti Liberi e Amanti della Buona Cucina,
A volte scegli una meta senza troppe aspettative, e proprio per questo ti sorprende.
È così che è iniziato il mio viaggio in Croazia. Con un volo in ritardo, uno zaino pieno di sogni e un bagel al pomodoro e avocado che ancora oggi sogno di ricreare a casa. Non avevo programmi rigidi, né liste infinite di “cose da fare”. Solo la voglia di respirare un’aria nuova, di perdermi in una città poco battuta ma piena di carattere.
Zagabria in autunno mi ha accolta con i suoi tetti rossi, i bistrot pieni di dettagli, le foglie che scricchiolano sotto i piedi e un’inaspettata anima creativa. E tra un museo fuori dagli schemi, una zuppa calda e un burek ancora fumante, ho scoperto che è possibile vivere un viaggio vegetariano a Zagabria in autunno che sia lento, pieno di gusto e profondamente autentico. E poi c’è Plitvice. Ma quella, è un’altra magia ancora.
Giorno 1 – Arrivo a Zagabria, vellutate e prime luci d’autunno
Atterriamo a Zagabria nel tardo pomeriggio, accolte da una luce morbida e un’aria che sa già d’autunno. Il volo ha avuto un bel ritardo, ma appena usciti dall’aeroporto ci troviamo davanti una fila di navette perfettamente organizzate: in poco tempo siamo in centro.
Una volta alla stazione, tutto è semplice. Zagabria sorprende per quanto sia ben collegata e ordinata, con autobus puntuali e indicazioni chiare. Una città che sa farsi amare già dal primo spostamento.
Il nostro appartamento è a due passi dalla piazza principale. Il cuore della città è vivo, ma non caotico. Una volta posati gli zaini e fatto un respiro profondo, decidiamo che è il momento giusto per lasciarci guidare dalla fame e dalla curiosità.
Ci fermiamo al Batak Grill, un pub dal legno scuro, luci calde e profumo di cibo confortante. Ordino una vellutata di verdure calda, avvolgente, con pane appena sfornato e patate al forno croccanti fuori e morbide dentro.
Un abbraccio nel piatto, il tipo di cena che ti rimette al mondo dopo una giornata di viaggio.
Ma la serata non è ancora finita.
Zagabria di notte è una carezza. Camminiamo lentamente, senza una vera meta, tra localini tranquilli, vetrine di librerie; una sensazione di familiarità, come se la città ci stesse dicendo piano: benvenuti.
Giorno 2 – Colazioni che scaldano l’anima, cannoni che sorprendono e sapori di strada
Ci svegliamo con il sole che filtra piano tra le tende e una sensazione piacevole di lentezza.
Scendiamo in strada e troviamo, quasi per caso, un bistrot, il Meet Mia, che sembra uscito da una rivista scandinava: legno chiaro, piante appese, profumo di caffè appena fatto e tazze tutte diverse. Ordino un cappuccino d’avena e un bagel con avocado, pomodorini, germogli freschi e insalata.
È semplice, sì, ma è anche una delle colazioni più buone che abbia mai mangiato.
È così che prende forma questo viaggio vegetariano a Zagabria in autunno: tra piccoli piaceri, sapori autentici e lentezza.
Dopo una breve sosta alla Cattedrale, prendiamo la storica funicolare che porta alla città alta. Bastano pochi secondi di salita per ritrovarsi in un altro tempo. Tra case color pastello e vicoli silenziosi, raggiungiamo la Torre di Gric. A mezzogiorno esatto, il cannone spara il suo colpo. Un gesto che dal 1877 scandisce il ritmo della città.
E che, nonostante tutto, sorprende ancora.
Poco più avanti, il Museo delle Relazioni Interrotte ci invita a entrare. È uno spazio strano e bellissimo, pieno di oggetti che raccontano amori finiti, promesse spezzate, partenze improvvise. Ma anche un grande senso di umanità condivisa.
Ci si commuove, si sorride, si riconosce qualcosa di sé in ogni teca. E si esce in silenzio, con un nodo dolce alla gola.
A pranzo ci lasciamo conquistare dal burek, il re dello street food croato. Lo assaggio in diverse versioni vegetariane: con patate, spinaci e formaggio.
Croccante, saporito, confortevole. Un piccolo grande compagno di viaggio.
Nel pomeriggio camminiamo fino al Parco Maksimir, tra alberi secolari e panchine di ferro. Poi una visita leggera allo zoo, che regala un’oretta tranquilla.
La sera ci coglie un po’ stanchi, così ceniamo in un locale senza troppe pretese.
Ordino una zuppa di funghi che non riesco proprio ad amare, ma ancora una volta il burek – salvifico e sempre presente – arriva a salvarmi in seconda serata.
Zagabria continua a sorprendermi con la sua semplicità piena di carattere.


Giorno 3 – Musei, matcha e vicoli da scoprire
La mattina ci sorprende con un’aria frizzante e la solita voglia di iniziare con qualcosa di buono.
Troviamo un altro bistrot vicino all’appartamento, dall’atmosfera accogliente e vetrate piene di luce. Ordino un pain au chocolat dorato e croccante, e – spinta dalla curiosità – un cappuccino al tè matcha.
Lo ammetto: una delle poche delusioni del viaggio. Ha il sapore di erba bagnata e palude. Ma va bene così. Anche i piccoli fallimenti fanno parte dell’esperienza.
La prima tappa è il Museo delle Illusioni, un luogo divertente e fuori dagli schemi. Tra stanze inclinate, specchi infiniti e giochi ottici, ci lasciamo andare a qualche risata leggera.
Poi cambiamo totalmente atmosfera con la visita al Museo di Nikola Tesla, piccolo ma ricco di fascino. Un omaggio a un genio silenzioso, con modellini, esperimenti e racconti che accendono la mente.
Il resto della giornata lo lasciamo scorrere senza fretta.
Passeggiare tra i vicoli di Zagabria è una delle cose che ho amato di più.
Ogni strada ha una sua voce: caffè nascosti, murales improvvisi, finestre spalancate, profumo di pane o di libri antichi. Ci infiliamo in piccole librerie, sbirciamo in cortili, seguiamo la musica che esce da una finestra aperta.
È quel tipo di vagabondaggio urbano che nutre, ispira e rilassa.
Per cena torniamo al Batak Grill. Ormai è un piccolo rito.
Certe volte non c’è bisogno di cercare il nuovo: basta tornare dove ti sei sentita bene.
La giornata si chiude con calma.
Una tisana calda, qualche appunto sul taccuino e la sensazione che questo viaggio vegetariano a Zagabria in autunno stia diventando molto più di una semplice fuga.
Giorno 4 – Plitvice: il silenzio che parla
Sveglia prestissimo, quando la città è ancora avvolta dal buio. Alle sei siamo già pronti, con zaini leggeri e occhi ancora un po’ assonnati, ma col cuore pieno di attesa.
Il viaggio verso i Laghi di Plitvice è lungo ma scorrevole. Fuori dal finestrino la Croazia cambia volto: campi, boschi, villaggi, montagne leggere. La natura si avvicina a ogni curva.
Arriviamo nel parco e respiriamo subito un’aria diversa.
Plitvice non è solo un luogo: è una sensazione. Un intreccio di laghi color smeraldo, sentieri in legno sospesi sull’acqua, ponti, cascate, foglie riflessi e suoni ovattati. Ogni passo è una pausa. Ogni scorcio ti ferma.
Camminiamo piano, quasi in silenzio, come se anche le parole potessero disturbare qualcosa di sacro. L’autunno qui non urla. Si mostra in toni delicati, con muschi umidi, tronchi antichi e acque che scorrono lente. È il tipo di natura che ti entra dentro piano, ma resta a lungo. Dopo ore tra i sentieri – stanchi, ma col cuore pieno – rientriamo a Zagabria nel tardo pomeriggio. Ci concediamo una doccia lunga, poi usciamo di nuovo con la voglia di qualcosa di diverso.
La cena è al Curry Bowl, un piccolo ristorante srilankese nel cuore della città. L’atmosfera è informale, i profumi intensi. Ordino dahl di lenticchie, vegetable fried rice e pane all’aglio. È tutto buonissimo. Saporito, speziato, soddisfacente.
Talmente buono che, proprio lì, decidiamo che una delle nostre prossime rotte sarà proprio lo Sri Lanka.
La serata continua con una passeggiata nella città vecchia, che di notte si accende in modo diverso: locali intimi, musica dal vivo, lucine sospese e voci basse. Entriamo in un pub irlandese, beviamo una birra, sorridiamo. È la nostra ultima sera qui, e la città sembra saperlo.
Ci abbraccia piano, senza clamore. Come solo le città gentili sanno fare.


Giorno 5 – Ultimi sguardi e nuovi inizi
La mattina arriva silenziosa, con quella luce tenera che hanno solo i giorni di partenza. Facciamo colazione in uno dei nostri bistrot preferiti, con la lentezza che ci possiamo concedere ancora per un po’.
Fuori, Zagabria si muove già, ma senza rumore. È una città discreta, elegante, mai invadente.
Chiudiamo gli zaini, passiamo a salutare mentalmente i nostri luoghi del cuore – la piazza, la funicolare, il nostro bistrot dell’anima – e ci dirigiamo verso l’aeroporto.
Non servono molte parole.
Quando un viaggio ti lascia qualcosa dentro, lo senti anche nel silenzio.
Questo viaggio vegetariano a Zagabria in autunno è stato più di una fuga. È stato un modo per ricordarmi quanto sia preziosa la semplicità: una colazione ben fatta, una tradizione che continua, un piatto condiviso, una passeggiata senza meta. Zagabria non grida, ma chi ascolta con attenzione la sente parlare forte. Plitvice non si impone, ma resta dentro.
E io torno a casa un po’ più piena e con la voglia di tornare.
E Tu? C’è un piatto del tuo viaggio che ti è rimasto nel cuore? Quale ricetta vorresti vedere in versione veg-friendly? Nei prossimi giorni uscirà sul blog la mia versione del burek vegetariano, ispirata a questa esperienza.
Scrivimi nei commenti o su Instagram: magari sarà la prossima a comparire in cucina!
Viaggio vegetariano a Zagabria in autunno: perché farlo?
- E perché a volte, partire senza aspettative ti porta esattamente dove devi essere
- Perché Zagabria è una città da vivere a piedi, con i suoi bistrot, mercati e scorci inaspettati
- Perché è sorprendentemente veg-friendly, soprattutto per chi ama i sapori semplici ma autentici
- Perché ottobre regala luci calde, ritmi lenti e colori perfetti per fotografare (e riflettere)
- Perché Plitvice ti insegna a stare in silenzio e ascoltare la natura