Cari spiriti liberi e amanti della buona cucina,
Il saluto all’estate in Calabria ha sempre qualcosa di speciale. Nonostante il caldo che spesso ci accompagna fino a settembre, ci sono piccoli segnali che mi ricordano che l’estate sta per concludersi.

La mia terra in questo periodo sembra dividersi in due: da una parte ci sono i nostalgici dell’estate, che continuano ad andare al mare come se la stagione non volesse finire; dall’altra quelli che attendono con ansia l’arrivo dell’autunno. Io appartengo senza dubbio a questa seconda categoria.

I primi temporali di agosto portano con sé il lieve profumo di pioggia nell’aria, un odore che amo da sempre e che da bambina segnava il momento del passaggio: dal cenare fuori sul balcone al ritrovarsi dentro casa, insieme. Le giornate si accorciano, i ritmi rallentano, e con loro ritornano le buone e sane abitudini: basta cene e aperitivi infiniti, basta notti lunghe e disordinate. Si ricomincia a camminare con i cani, a dedicarsi allo sport, a cucinare con calma piatti sani e bilanciati, a vivere serate tranquille a casa.

Ed è proprio questo che amo di più: sento di riconnettermi con ciò che mi fa stare bene, con quella lentezza che sa di equilibrio.

L’orto come maestra di vita

Agosto, per me, ha il sapore dei pomodori maturi, dei peperoni e delle melanzane cucinate in mille modi diversi, dei fichi dolci e del profumo fresco del melone e dell’anguria. Quest’anno però questi frutti non sono stati solo ingredienti sulla tavola: sono stati il simbolo di un legame nuovo con la terra.

Da sempre nella mia famiglia c’è stato un orto. I miei genitori e i miei nonni hanno sempre coltivato e io, fin da bambina, ho usufruito di quei doni, li ho cucinati e condivisi. Eppure solo quest’estate ho compreso fino in fondo il loro valore. Forse sono state le serate silenziose, quasi al tramonto, in cui raccoglievo le verdure mentre cani e gatti randagi mi seguivano curiosi tra i filari; forse è stato osservare giorno dopo giorno il crescere e il maturare delle piante. Sta di fatto che per la prima volta ho sentito il peso e la bellezza di questa connessione.

Raccogliere le verdure, cogliere un frutto direttamente dall’albero, portarlo a casa e trasformarlo in cena: un gesto semplice che però mi ha fatto sentire più vicina che mai alla natura e a me stessa. Ho iniziato a raccogliere solo ciò che mi serve per la giornata, così da evitare sprechi, e se qualcosa si rovina non lo considero una perdita: ritorna alla terra, diventando nutrimento per gli animali che la abitano. È un ciclo continuo, e finalmente quest’anno ho imparato a riconoscerne tutta l’importanza.

Fichi maturi su un albero nell’orto estivo in Calabria.

Momenti semplici che diventano ricordi

Questa estate è stata diversa dalle altre. Negli anni passati lavoravo molto e i miei giorni erano scanditi da corse e incastri, con attività concentrate solo nei fine settimana. Quest’anno invece ho respirato un ritmo nuovo: più lento, più tranquillo, fatto di progetti in corso e di attese serene.

I momenti più belli non sono stati legati a grandi eventi, ma al contrario a quella semplicità che spesso dimentichiamo. Pochi giorni in cui io e il mio compagno abbiamo portato i cani nella casa in campagna, dato da mangiare ai gatti randagi che ormai sono parte della famiglia, affittato un ombrellone in spiaggia per fare un bagno veloce e poi restare distesi sulle sdraio, con le cuffie nelle orecchie o un buon libro tra le mani. Momenti interrotti solo da un rapido salto a casa per controllare cani e gatti, per poi tornare in spiaggia e concludere la giornata con una pizza al lido insieme agli amici che ci avevano raggiunto. Tornare presto a casa, senza fretta, senza eccessi: solo leggerezza.

Se dovessi scegliere un’immagine simbolo di questa estate, sarebbe il cibo. Non credo di aver mai assaggiato e gustato così tante cose diverse come quest’anno: piatti semplici e genuini, che hanno reso speciale anche la più ordinaria delle giornate.

Spiaggia deserta al tramonto con il mare calmo.

Le pause come insegnamento

Agosto mi ha insegnato qualcosa che per me non è mai stato facile: accettare le pause che il corpo mi chiede e imparare a uscire dalla rigidità degli schemi. Negli anni ho sempre vissuto seguendo routine precise: lavoro, attività fisica, alimentazione bilanciata durante la settimana, con qualche concessione solo nel fine settimana. Ma in estate tutto questo inevitabilmente salta.

Il caldo che toglie le forze, le giornate lunghe passate tra amici e parenti che rientrano, i ritmi stravolti: la disciplina a cui sono abituata si allenta e per me, in passato, questo significava quasi una sofferenza. Lo vivevo come una mancanza di controllo, come uno squilibrio.

Quest’anno, invece, ho iniziato a guardarlo in modo diverso. Ho imparato che va bene se non riesco a svegliarmi alle cinque del mattino per correre, che va bene se salto un allenamento perché il caldo è insopportabile, che non c’è nulla di male a concedermi un piatto in più o ad assaggiare qualcosa di diverso durante una sagra. Non è questo a compromettere un percorso.

Ho capito che la disciplina non è solo rigore, ma anche ascolto. E sto imparando, lentamente, a connettermi di più con quello di cui ho davvero bisogno.

Torre di pietre sulla spiaggia, simbolo di equilibrio e cicli naturali.

Settembre: il tempo dei nuovi inizi

Per me settembre è sempre stato un mese speciale: l’annuncio della mia stagione preferita, l’autunno. È il tempo delle zucche e delle mele, del profumo della cannella che invade la cucina, dei cinnamon rolls appena sfornati e delle tazze fumanti di pumpkin spice. È il mese in cui la casa cambia volto: bastano copricuscini dai toni caldi, qualche candela e decorazioni autunnali per trasformarla in un rifugio accogliente, da vivere con film e serie che sanno di calore e intimità.

Quest’anno però settembre porta con sé ancora di più. Mi sono avvicinata per la prima volta alla ciclicità e alla stagionalità “pagane”, e desidero onorare Mabon con un gesto speciale, come un piccolo rituale di gratitudine e di connessione con la natura.

E poi c’è un sogno che si realizza: se tutto procede come previsto, a settembre ultimeremo i lavori della nostra Casa in campagna dove finalmente vivremo a pieno il legame con l’orto e la natura. Un’oasi di pace, un luogo in cui rallentare e sentirsi parte del ciclo delle stagioni.

Settembre, per me, non è solo transizione ma anche promessa: ho un progetto in cantiere che mi sta molto a cuore, ma per ora resta custodito. Un sogno! Un seme che ho piantato e che custodisco con cura, in attesa che germogli al momento giusto.

Il ritmo naturale

La natura ci insegna che nulla resta immobile: le stagioni scorrono e con loro scorriamo anche noi. Agosto ci ha donato la sua leggerezza, settembre porta con sé un nuovo ritmo, più lento e profondo. Che sia per tutti un invito ad ascoltare i propri passi e a lasciarsi guidare dalla ciclicità della vita.

Un caloroso saluto ai miei lettori, spiriti liberi e amanti della buona cucina! Che il vostro cammino sia sempre ricco di scoperte gustose e avventure culinarie. A presto con nuove storie da condividere!

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